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C’è una solitudine sottile che spesso accompagna le famiglie che vivono la disabilità, ma ci sono esperienze che possono farsi più leggere quando vengono condivise. Il Gruppo Mamme nasce proprio da qui: dal bisogno di incontrarsi, raccontarsi e riconoscersi, senza giudizio.
È uno spazio dedicato alle mamme di bambini e bambine con disabilità pensato per offrire ascolto, confronto e sostegno reciproco, che Fondazione Paideia offre sia nella sua sede storica di Torino che in quella di Milano, attiva dal 2022.
Attraverso incontri guidati dalle operatrici dell’area accoglienza e dell’équipe psicoeducativa, il gruppo diventa un’occasione per fermarsi, riflettere e dare valore alle proprie risorse. Non solo uno spazio di parola, ma anche un percorso che accompagna le mamme nel rafforzare consapevolezza, fiducia e capacità di affrontare le sfide quotidiane.
Nel tempo il gruppo si trasforma in una rete: un intreccio di relazioni che sostiene, incoraggia e apre nuove possibilità. Perché sentirsi meno sole è spesso il primo passo per stare meglio, per sé, ma anche per i propri figli.
Qualche settimana fa con il Gruppo Mamme della sede di Milano, gestito da Francesca Gambuto, pedagogista e operatrice sociale dell’Area Accoglienza e Sostegno Famiglie, abbiamo visitato Palazzo Citterio. Una visita speciale, guidata da Laura dei Servizi Educativi della Grande Brera, che ci ha portate alla scoperta delle opere di Boldini, De Pisis, Boccioni, Morandi e tanti altri.
Dall’anno di apertura della sede milanese ad oggi il progetto del gruppo mamme ha vissuto un’evoluzione significativa che è il risultato dell’ascolto attento di necessità concrete portate dalle mamme stesse e dalla collaborazione con gli enti del territorio.
Come spiega Francesca Gambuto, pedagogista e operatrice sociale di Paideia: “All’inizio il Gruppo Mamme era strutturato soprattutto come gruppo di parola e momento per ritrovare sé stesse. Ci siamo resi conto, però, che le mamme avevano bisogno anche di svago, di uscire, di riscoprire la città.”
Questa intuizione ha spostato il baricentro dell’attività e oggi il gruppo mamme abita i luoghi della cultura. Il cuore pulsante dell’attività di gruppo resta comunque la relazione: in un contesto in cui spesso ci si sente “sole con il proprio problema”, il gruppo offre uno specchio in cui riflettersi senza giudizio.
“Se dovessi pensare a una parola per descrivere l’attività di Mamme Paideia, sarebbe: Mamme Libere”, ci ha raccontato Ilaria, che frequenta la Fondazione da quattro anni insieme al marito e alle figlie Olivia e Gemma. “Con le altre mamme condividiamo molti aspetti, molte difficoltà. Questo è uno spazio che ci prendiamo e ce lo godiamo appieno”.
Per lei, Paideia è una scoperta da condividere con chiunque si trovi nella stessa situazione: “Appena vedo un genitore in difficoltà, gli dico: ‘Ti porto da Paideia!’. È un’esperienza che ti cambia la quotidianità: qui ho trovato tante amiche, ed è importante perché con alcune di loro ci frequentiamo anche al di fuori delle attività del sabato. Abbiamo fatto proprio gruppo, sia come mamme che come famiglie.”
“Se dovessi descrivere con una parola il gruppo mamme, direi evasione, perché è proprio uno spazio, un altrove dove ci si può ritrovare con altre persone e dimenticare tutto il resto per un pomeriggio. E non è cosa da poco”, racconta Chiara, mamma di Giuseppe e Morgana. Per molte famiglie i primi anni dopo la diagnosi sono i più difficili e anche per la sua famiglia è stato così: “Dopo le diagnosi di autismo brancolavamo nel buio”.
La ricerca di un aiuto non era solo una questione clinica, ma il bisogno umano di “fare rete”. Oggi, per Chiara, Paideia è diventata una fonte di sollievo e divertimento: “Con le altre mamme abbiamo fatto rete, si sono create delle grandi amicizie anche al di fuori degli incontri del sabato.”
Per Gisella, mamma di Vittoria, il gruppo mamme non è solo un appuntamento in agenda, ma un vero e proprio nutrimento per l’identità personale: “L’incontro con le mamme è uno spazio dedicato a me che mi piace moltissimo”. L’esperienza del gruppo le ha dato la possibilità di entrare in contatto con altre persone e di trasformare la fatica della gestione di una malattia rara in una forza condivisa che ha arricchito il suo percorso umano e personale: “Se dovessi descrivere il gruppo mamme con una parola, direi: gioia. Una gioia che nasce dal sentirsi unite e comprese”.
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Per diverse mamme che abbiamo avuto occasione di incontrare, il gruppo è stata un’esperienza di rinascita collettiva e un luogo in cui ogni storia può trovare voce, e ogni emozione – dalla fatica alla gioia, dalla paura alla speranza – può essere accolta.
Il gruppo mamme spesso non finisce quando si esce dal museo o dagli spazi della Fondazione. Si trasforma in una rete di solidarietà che prosegue nelle chat, nei pomeriggi al parco e nelle amicizie che coinvolgono intere famiglie, dando vita a legami capaci di trasformarsi in un supporto fondamentale per affrontare con più forza la routine di ogni giorno.