Estate Paideia: un tempo prezioso di riscoperta

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Estate Paideia: un tempo prezioso di riscoperta

“Sei giorni potrebbero sembrare pochi in un calendario lungo un anno, ma l’Estate Paideia sa far cambiare forma al tempo per dilatare l’intensità delle emozioni. Di un sorriso, di un ballo, di una chiacchiera semplice e necessaria, di una lettura, di sguardi complici, di piccole attenzioni”.

Con queste parole inizia il racconto di Alessia, una delle voci del nostro ufficio comunicazione, di ritorno dalla sua esperienza di Estate Paideia, il progetto di Fondazione Paideia che offre una settimana di vacanza alle famiglie con bambini e bambine con disabilità, all’interno degli splendidi spazi di Orsolina 28 Art Foundation, tra le colline astigiane.

Estate Paideia: un tempo prezioso di riscoperta

 

Come si può raccontare l’Estate Paideia a chi non l’ha mai vissuta?
É con questa domanda che arrivo quest’anno a Orsolina 28. Con una videocamera sempre al collo e le preziosissime note del telefono in tasca, mi metto in ascolto e le risposte non tardano ad arrivare.

Già al primo appuntamento del lunedì mattina, quando insieme ai volontari e alle volontarie ci ritroviamo per accogliere le famiglie, mi rendo conto quanto le cose possano trasformarsi da un’estate all’altra. Vedo arrivare una famiglia con cui avevo condiviso l’esperienza lo scorso anno: “Qui è più bello del mare”, dice alla mamma la figlia, la cui voce avevo sentito a stento nella precedente stagione. Le vedo sorridere, mi sembrano felici, la mamma mi racconta di come sia stato un anno di cambiamenti positivi, avverto la loro fiducia: mi sembra un bellissimo inizio.  

Pian piano arrivano tutti, vanno a sistemarsi nelle tende, ci si prepara per vivere insieme questa nuova avventura, ma solo dopo essersi rifocillati con un pranzo condiviso intorno alle lunghe tavolate nella Serra dei limoni. 

“Abbiamo passato tutto l'inverno aspettando questo momento”, mi racconta una mamma. “Nei momenti di difficoltà e di scoraggiamento abbiamo detto: dai che arriverà l’estate, e ci potremo rilassare anche noi”.

Il primo giorno gli approcci sono sempre un po’ timidi, qualche famiglia si conosce già, altre si incontrano per la prima volta, ma basta poco per sentirsi a casa. Come mi ha detto una volontaria: “Dopo che ci si è presentati, che si è capito chi sono i genitori, chi i figli, chi sono gli operatori Paideia, chi i volontari, poi si diventa semplicemente un gruppo di persone. Non ci sono più distinzioni e ognuno mette il proprio aiuto dove è necessario. È come se diventassimo un’unica famiglia e se i figli fossero un po’ figli di tutti”

Ed è vero, con le prime attività del pomeriggio si sperimenta la fiducia, si instaurano nuovi legami, si fanno amicizie, si ha l’occasione di vivere dinamiche non facilmente presenti nella quotidianità di una famiglia che affronta la disabilità di un figlio: in piscina i genitori si prendono del tempo per rilassarsi su un lettino, mentre i figli entrano in acqua con i volontari, quando i più piccoli sono impegnati nel laboratorio di cucina, le mamme e i papà vanno a fare lezione di pilates. 

“Abbiamo passato tutto l’inverno aspettando questo momento”, mi racconta una mamma. “Nei momenti di difficoltà e di scoraggiamento abbiamo detto: dai che arriverà l’estate, e ci potremo rilassare anche noi”. E aggiunge: “riconoscere che un genitore con un figlio con disabilità abbia l’opportunità di rilassarsi, di avere momenti di libertà, una testa leggera: è importantissimo”.

Estate Paideia: un tempo prezioso di riscoperta

Con le ore che passano si creano affinità speciali: c’è il vicino di posto preferito a tavola, il compagno di tuffi, la persona da prendere per mano per avvicinarsi alle galline, la volontaria che racconta le storie, un’altra con cui fare un disegno, poi il volontario con cui fare i giri in macchinina e imparare a giocare a scacchi.

E nelle relazioni che si rafforzano, si crea lo spazio per piccole e grandi conquiste: “Guarda” – mi dice una mamma riferendosi a suo figlio – “il fatto di entrare in piscina tranquillo, è già tanto tantissimo”. E suo marito aggiunge: “Prima dovevo portare tanti gonfiabili per farlo stare tranquillo, adesso no, non più. C’è sempre un punto di riferimento allora lui si sente più sicuro”.

“Son delle vacanze strane” mi confida un’altra mamma. “Di solito scegli le persone con cui fare le tue vacanze. In questo caso è diverso: ti trovi con delle persone che non hai scelto, e quando finisce la settimana ti dici che non potevi avere compagni migliori."

Nei giorni di Estate Paideia, c’è spazio per tutto: per giocare, per mettersi alla prova, per imparare e per divertirsi, lasciandosi andare in balli sfrenati, cantando a squarciagola, ma anche un prezioso spazio per condividere, riscoprirsi in situazioni simili, riconoscersi, sentirsi meno soli. “Se non si vive la nostra quotidianità”, mi racconta una mamma “è molto difficile essere empatici o comunque mettersi nei nostri panni. E invece qua riscopri proprio una cosa in comune, la stessa difficoltà, l’empatia tra le persone e questo legame dura”.

“Son delle vacanze strane” mi confida un’altra mamma.Di solito scegli le persone con cui fare le tue vacanze. In questo caso è diverso: ti trovi con delle persone che non hai scelto, e quando finisce la settimana ti dici che non potevi avere compagni migliori.” E poi aggiunge: Quando in una famiglia c’è una persona con disabilità ci sono delle emozioni che che vivi solo tu. Qui si creano degli equilibri, delle confidenze che con amici normali, con cui magari condividi le vacanze, non avresti neanche il coraggio di parlare, di certe cose”.

Estate Paideia: un tempo prezioso di riscoperta

 

Un polmone d’aria, dispensatrice di gioia, amore per l’altro, preziosa: sono alcune delle definizioni che mi sono state date di Estate Paideia, da chi ha vissuto la settimana con me. Ognuna diversa, ognuna così personale.  

Ritorno a casa con la videocamera piena di volti, sorrisi, dettagli e il telefono ricco di appunti, ma soprattutto con pensiero che mi mette felicità: forse non c’è un modo unico per raccontare l’Estate Paideia, ma è stato bello poterlo fare lasciandosi trasportare dal momento, provando a cogliere piccoli dettagli, e mettendosi in ascolto di chi questa settimana l’aspetta davvero da tutto l’anno.

Sei giorni volano via in un battito di ciglia. Eppure, la forza di questa settimana è proprio la sua capacità di non finire a Orsolina 28, ma di viaggiare nelle valigie di ogni famiglia, come una riserva di ossigeno e di ricordi felici a cui attingere nel quotidiano.

Un grazie di cuore a tutte le splendide famiglie, all’indispensabile squadra di volontari e volontarie e al fantastico staff per questa magica settimana vissuta insieme. 

Un grazie speciale ai donatori e alle donatrici che sostengono questo progetto così indispensabile.