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Per una famiglia che vive la disabilità di un figlio, l’estate può essere una stagione molto faticosa: terminata la scuola, è complicato trovare spazi che offrono proposte di valore per i propri bambini con costi accessibili e personale specializzato. Così un periodo che dovrebbe essere caratterizzato da spensieratezza, soprattutto per i più piccoli, può trasformarsi in un momento di grande complessità logistica, senso di frustrazione e isolamento.
Per rispondere a questo bisogno concreto, ogni anno tra giugno e luglio, Fondazione Paideia organizza una proposta di Centro Estivo, offrendo due percorsi pensati su misura per le esigenze dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, con l’obiettivo di far vivere loro spazi di benessere, socializzazione e conquista di nuove autonomie.
Una prima proposta è caratterizzata da gruppi più ampi ed è rivolta ai bambini e ragazzi con disabilità di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Qui possono trovare spazio anche fratelli e sorelle, condividendo due settimane vissute tra gli ambienti del Centro Paideia e della Fattoria Sociale Paideia di Baldissero Torinese. La seconda proposta è dedicata a bambini e ragazzi, dai 3 ai 16 anni, con difficoltà più complesse. È una formula strutturata in gruppi più ristretti, di al massimo 4 partecipanti, dove il rapporto con operatori e volontari è di 1:1 per garantire massima cura individuale e tempi distesi.
Tra programmazione e ascolto: la bellezza dell’improvvisazione
“Ogni anno, come prima cosa scegliamo un tema, generalmente tratto da un cartone animato, che faccia da cornice alle settimane che trascorriamo insieme” ci racconta Lucia Zanellato, responsabile operativa del Centro Estivo.
Da questo filo conduttore nasce una ricca progettazione che alterna attività laboratoriali, attività sportive, momenti di gioco libero ed esperienze negli spazi del Centro Paideia, della Fattoria Sociale Paideia e sul territorio. Diversificare le proposte lungo l’arco della giornata permette a ciascun partecipante di esplorare le proprie abilità e trovare lo spazio in cui si sente maggiormente a proprio agio.
“Avere una struttura della giornata è fondamentale per offrire sicurezza ai bambini” continua Lucia, “ma lasciamo sempre grande spazio all’ascolto e all’improvvisazione per seguire le inclinazioni e le passioni del gruppo, perché la cosa più importante è stare bene insieme”.
Il tema di quest’anno è stato il celebre cartone Lilo & Stitch, una storia che racconta l’incontro e la nascita di un’amicizia speciale tra una bambina e un insolito alieno.
“Lilo e Stitch formano una famiglia allargata e non convenzionale” spiega Lucia “e questo messaggio è passato con forza in tutti i gruppi: l’idea di poter essere ‘famiglia’ anche in un gruppo estremamente eterogeneo”.
La celebre frase del film “Ohana significa famiglia, e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato” si è trasformata in una vera e propria guida quotidiana. La storia ha aiutato i bambini a riflettere sull’importanza di prestare attenzione ai ritmi degli altri, rispettando le difficoltà e valorizzando i punti di forza di ciascuno.
Se nei primi giorni sono gli operatori e i volontari a stimolare le relazioni, ben presto si creano equilibri naturali: i partecipanti iniziano a conoscersi, a camminare fianco a fianco e a sostenersi a vicenda con grande rispetto ed empatia.
Il ritmo della giornata: dal cerchio del mattino al quaderno dei resti
Ogni giornata ha una sua ciclicità rassicurante. Inizia con un cerchio di accoglienza, dove ci si presenta e si condividono pensieri. Questo momento diventa un’occasione per aprirsi e raccontare qualcosa di nuovo di sé. Il gruppo si dimostra sempre molto attento: valorizza i dettagli emersi o aiuta con delicatezza i compagni più timidi a superare l’imbarazzo.
Tra momenti musicali, giochi all’aria aperta, esperienze in natura, tuffi in piscina, gite al mercato, la giornata si chiude poi con la compilazione del Quaderno dei Resti: uno strumento prezioso in cui bambini e ragazzi mettono nero su bianco le emozioni provate, le attività che hanno amato di più e quelle che li hanno messi maggiormente alla prova.
È un ponte fondamentale tra l’esperienza vissuta al Centro e la vita a casa: aiuta i bambini a fissare i ricordi ed esprimere le proprie emozioni, e permette ai genitori di far parte del loro percorso.
“La bellezza del Centro Estivo Paideia” conclude Lucia “non risiede semplicemente nella qualità delle attività proposte, ma nell’opportunità offerta a ogni bambino di sperimentare concretamente la sensazione di dire: “Posso stare bene anche io, posso essere totalmente protagonista della mia estate”. Questa esperienza vuole essere un punto di partenza, uno spazio in cui ogni partecipante possa costruire sicurezza in se stesso e nelle proprie possibilità, un piccolo trampolino di lancio che lo aiuti guardare con fiducia al futuro e al mondo esterno.
Per i genitori, inoltre, rappresenta una parentesi di serenità e sollievo in cui sapere i propri figli al sicuro e felici. Come ci racconta una mamma:
“Il centro estivo Paideia è stata un’esperienza fantastica: nostra figlia Giulia è tornata ogni giorno felice ed entusiasta, coinvolta in tante attività ricche e divertenti.
Un grazie di cuore a tutti gli operatori, volontari e collaboratori per la grande energia, attenzione e cura che dedicate ai ragazzi.
Per noi genitori è stata una settimana di serenità e tranquillità, sapendo Giulia accolta e valorizzata in un ambiente speciale.
Paideia è una realtà preziosa, che ci fa sentire meno soli e parte di una grande comunità.”
Ringraziamenti
Un ringraziamento speciale agli operatori e alle operatrici di Fondazione Paideia, ai volontari e volontarie, ai donatori e alle donatrici che rendono possibile questo prezioso progetto.